LA STORIA

Ma com’è l’Holsteiner?

Il tipico cavallo Holsteiner è un cavallo attento, ma allo stesso tempo sereno. L’espressione dei suoi occhi è sempre vivace ed intelligente. La sua testa si congiunge nel collo in modo armonioso. Il suo fisico atletico e dalle grandi linee gli permette di muoversi con eleganza ed elasticità, il suo galoppo inconfondibile lo rende un cavallo carismatico, un compagno ideale per il salto ostacoli e per il dressage ad ogni livello.
La sua potenza sul salto significa qualità. L’Holsteiner è un cavallo non complicato, sempre pronto ad impegnarsi a collaborare con il cavaliere. I suoi nervi d’acciaio lo rendono una macchina da sport davvero imbattibile ed affidabile. Il suo eccellente temperamento ed il suo carattere equilibrato lo distinguono tra tutti i prodotti dell ‘Allevamento tedesco.
In poche parole: Charakter Charisma, Klasse!

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Holsteiner, marchio vincente

Dal 1960 a oggi un formidabile consorzio privato di allevatori tedeschi ha trasformato i propri cavalli agricoli in campioni sportivi apprezzati in tutto il mondo. E non costano neanche tanto.

Sui campi ostacoli di tutto il mondo i cavalli Holsteiner si impongono con sempre maggiore frequenza. Tanto per fare un esempio, nel recente Gran Premio “Il Resto del Carlino” al Pavarotti International di Modena, dei primi cinque soggetti classificati ben quattro erano portavano questo marchio. È Holsteiner Calvaro V (da Cantus-Merano), montato da Willi Melliger, il migliore della finale a quattro ai Weg di Roma, dove il titolo iridato è stato vinto comunque da un altro Holsteiner, Gandini Lianos (da Landlord-Landego) montato da Rodrigo Pessoa.

E pure Holsteiner sono Loro Piana Aramis (da Athlet-Fernando) con da Roberto Arioldi vincitore della potenza a Piazza di Siena, Lux Z (da Lord Calando-Ahorn, genealogia Holsteiner ma registrazione Hannover) agli ordini di Jerry Smit. E ancora, Gisowatt Corofino (da Corrado-Fernando) montato da Valerio Sozzi, Chivas (Carthago-Marlon) e Bachus Z (Bajar-Rasputin) del cavaliere-editore Andrea Riffeser Monti. E la lista dei testimonial potrebbe continuare ancora a lungo.
Affinchè una stessa razza produca a getto continuo tanti campioni e sempre tanti ottimi cavalli, è indispensabile una struttura allevatoriale altamente organizzata e caratterizzata da un approccio professionale derivato dal rigoroso piglio germanico.

L’Holsteiner verband

Ovvero il Centro equestre di allevamento, equivalente al nostro Istituto di incremento ippico, è il consorzio degli allevatori e sorge a Elmshorn, pochi chilometri a nord-est di Amburgo, nella regione dello Schleswig-Holstein, adiacente al locale ippodromo. La prima cosa che si vede arrivando dalla strada è la statua di Landgraf I (da Ladykiller xx), uno dei capistipite della razza odierna, nell’aiuola prospiciente la costruzione principale in mattoni rossi, sede degli uffici. Dietro questo complesso di edifici sono ubicate scuderie, collegate ai maneggi coperti e a quelli all’aperto che, a loro volta, si affacciano sulla pista dell’ippodromo.

Al centro di un’aiuola dal verde curatissimo, si nota un cippo di pietra: lì sotto riposa Meteor (da Metellus), il cavallo che con Fritz Thiedemann vinse negli anni ’60 i più grandi allori per la Germania e per la razza Holsteiner. Una sua statua sorge davanti al ministero dell’Agricoltura e ciò lascia ben intendere cosa rappresenti qui l’allevamento del cavallo da sella.
Lo Pferdezentrum di Elmshorn riveste un ruolo fondamentale nell’ambito dell’Holsteiner Verband, perché la recente storia e l’evoluzione dei suoi prodotti iniziano proprio lì. Nel 1960 il governo del Land, ancora alle prese con la ricostruzione postbellica, decise di non investire più nell’allevamento.
In tutto lo Schleswig-Holstein rimanevano soltanto un migliaio di fattrici delle quattro mila prima esistenti. Così fu chiesto agli allevatori se volessero continuare privatamente la propria attività.Questi accettarono, costituendosi in un consorzio, l’Holsteiner Verband. Per la cifra simbolica di un marco fu loro venduto lo Pferdezentrum di Elmshorn e, a una successiva asta, anche i cavalli che vi erano ospitati.
Questi agricoltori-allevatori si proposero subito di trasformare il cavallo esistente in un soggetto sportivo, dato che l’utilizzo di razze pesanti in campagna era ormai obsoleto. Per sostenere economicamente l’iniziativa istituirono rassegne e gare che avevano come obiettivo il rilancio nell’equitazione. Una scelta di coraggio e di fiducia nelle proprie capacità, che nel giro di pochi anni avrebbe trasformato una situazione compromessa in una realtà invidiata da tutto il mondo.

Come funziona l’allevamento

Tutti gli allevatori sono membri del consorzio, l’Holsteiner Verband, e in ognuna delle dodici circoscrizioni eleggono i rispettivi delegati, uno ogni 50 fattrici. Questi delegati, a loro volta, scelgono cinque dirigenti e altrettanti consiglieri. Uno fra questi ultimi è il presidente del Verband. Le cariche durano cinque anni. La dirigenza elegge sia il direttore generale dello Pferdezentrum – Ronald Schulz è quello attuale  -sia il direttore del settore allevamento, attualmente Thomas Nissen.
La dirigenza inoltre nomina anche le varie commissioni: dei puledri, delle fattrici, degli stalloni, e anche la commissione d’appello stalloni, cioè quella che può rivedere il parere della commissione stalloni qualora nascano delle divergenze rispetto alla loro approvazione. I delegati si riuniscono due volte l’anno. All’interno di ciascuna circoscrizione, ogni allevatore produce nell’ambito di una determinata linea femminile di sangue (le famiglie). Lo stallone viene scelto di volta in volta dallo stesso allevatore o su consiglio del Verband, impiegando un riproduttore privato o di proprietà del consorzio.

I puledri sono monitorati dall’apposita commissione, nonché direttamente da Norbert Boley,  responsabile degli stalloni, , in occasione della marchiatura, il Fohlenbrennen, che avviene a due o tre mesi. In seguito partecipano al campionato regionale (Fohlenchampionat) e ad altre rassegne fino al debutto a quattro anni o a cinque anni.

Ogni anno vengono introdotti tra i riproduttori nuovi stalloni, compresi i Psi: lo scopo è impiegare le femmine che nascono da quest’ultimo incrocio come fattrici, previo superamento di severissimi test morfologici e funzionali.
Il ruolo della fattrice è infatti fondamentale. «Ogni puledro è frutto al 60% dell’ereditarietà della madre e al 40% di quella dello stallone. Invece i puledri maschi, nati dall’incrocio col Psi, vengono registrati in una sezione a parte dello stud-book», spiega Booley.

Gli aspetti commerciali

All’interno dello Pferdezentrum è attiva una scuola di formazione per i preparatori di puledri, alla quale generalmente si iscrivono i figli degli agricoltori-allevatori. Attualmente è diretta dal dott.Jörgen Kölbrandt.

La  storia insegna che ha prodotto cavalieri poi divenuti famosi tra i quali Sören von Rönne, medaglia di bronzo individuale e oroa squadre ai Weg di L’Aja su Taggi (da Landgraf), nonché recente vincitore della Coppa delle Nazioni al Pavarotti International su Chandra (da Caretino-Sylvester).
Per rilanciare la razza, il Verband ha sempre puntato sull’impiego nello sport, ben sapendo che sono i risultati a creare l’immagine vincente. Basandosi sull’essenziale binomio qualità-prezzo ha istituito una struttura articolata ed efficiente: gli allevatori possono vendere privatamente i loro cavalli, ma molti di questi sono acquistati anche dallo stesso consorzio, sia per destinarli alla riproduzione, sia per trattenere in Germania i soggetti di maggior valore.

Il Verband si occupa anche di commercializzare i cavalli degli allevatori che non hanno tempo o modo di farlo personalmente; il consorzio ricerca il cliente adatto, in Germania o all’estero, lo porta dall’allevatore che effettua la trattativa e che poi corrisponde una percentuale per la mediazione. I clienti stranieri possono anche affidarsi al rappresentante dell’Holsteiner Verband nel loro Paese, incaricandolo di individuare il cavallo che corrisponde alle proprie esigenze e demandargli la trattativa e l’acquisto.elmshorn
Il momento di maggior esposizione del cavallo Holsteiner è, fra tutte le iniziative del Verband, la tradizionale Asta di primavera. Gli allevatori sono invitati a presentare i propri cavalli e in ognuna delle dodici circoscrizioni un’apposita commissione seleziona i soggetti da ammettere. Supergarantiti sotto l’aspetto veterinario, tre settimane prima dell’asta tutti i cavalli ammessi vengono portati alle scuderie di Elmshorn per essere sottoposti a un breve training. Una settimana prima dell’asta, i cavalli vengono presentati ai clienti provenienti da tutto il mondo.

Chi non può assistere riceve – entro le 48 ore che precedono l’evento – un video dettagliato di tutti i soggetti all’incanto. Dal giorno della presentazione ufficiale è possibile, per tutti i clienti, contattare gli addetti commerciali dell’Holsteiner Verband e provare di persona il cavallo che interessa. Durante l’asta i cavalli vengono presentati a mano, scossi sul salto (un dritto e un largo), quindi montati dai cavalieri del team Holsteiner Verband, prima in piano e successivamente sugli ostacoli. È in quest’ultima fase che il battitore entra in azione: dalle tribune gli acquirenti partecipano all’asta, mentre i concessionari dei vari Paesi esteri, cellulare incollato all’orecchio, trattano per conto del proprio cliente, in ascolto in diretta.
Tutto avviene alla luce del sole, tutti conoscono l’acquirente del cavallo e sanno quanto l’ha pagato. Al compratore vengono portate subito una coppa di champagne, un mazzo di fiori e, ovviamente, il contratto da firmare. L’unico modo per restare anonimi è trattare via cellulare per interposta persona.

All’inizio fu il purosangue

Nell’Holsteiner si distinguono due linee genealogiche di spicco, caratterizzate dalle lettere L e C. E il nome di ogni cavallo, la cui ascendenza sia riconducibile a una delle due linee, inizia appunto con la consonante che la contraddistingue. L e C indicano i nomi dei capistipite delle due linee, i Purosangue Ladykiller e Cottage Son. La linea C, inoltre, conta su un altro capostipite, il francese Cor de la Bryère, quindi in realtà sarebbe più giusto parlare di due rami della stessa linea, anche se spesso si sono avuti incroci stretti e ripetuti tra le due dinastie, oltre a quelli tra la L e la C (come nell’illustre caso di Lord).

Un monumento alla tenacia

Breido Graf Zu Rantzau, presidente dell’Holsteiner Verband è il conte Breido zu Rantzau. Una cinquantina d’anni ben portati, è a sua volta allevatore nonché cavaliere. Già da juniores vinse il Campionato d’Europa a Jesolo in sella a Landlord, e più volte ha fatto parte della squadra tedesca anche in Coppa delle Nazioni, in sella a soggetti Holsteiner.

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Qual è la ricetta che permette di produrre il cavallo Holsteiner?

«L’Holsteiner esiste da più di cento anni. Per spiegarne il successo odierno bisognerebbe raccontarne tutta la storia. Molto in sintesi, nel 1885 nello Schleswing-Holstein venivano prodotti cavalli agricoli.
Tramite l’incrocio col Purosangue si cominciò a creare soggetti più leggeri e insanguati, da tiro leggero. Ma l’evoluzione che ha portato all’odierno cavallo Holsteiner comincia con l’operato di Georg Ahsbash, il quale riformò le piccole associazioni del tempo che allevavano tipi diversi di cavalli, per uniformare la razza.
Ahsbash la suddivise in famiglie di fattrici, riportate ancor oggi nei certificati. Dopo l’ultima guerra c’erano solo 1000 fattrici e il governo del nostro Land decise di non mantenere più l’allevamento. Così gli allevatori si consorziarono, acquistarono il Pferdezentrum e i suoi stalloni e fondarono poi l’Holsteiner Verband. Ecco, il punto è questo: furono gli agricoltori, gli allevatori a credere nelle proprie fattrici e in se stessi. Il cavallo Holsteiner è un monumento alla tenacia degli allevatori».

Come fecero a centrare l’indirizzo tecnico giusto?

«Ciò dipese dal loro patrimonio culturale, di profonda conoscenza dei propri cavalli: selezionarono scrupolosamente fattrici e stalloni e ne curarono attentamente l’abbinamento, dandosi regole precise. Oggi nello Schleswig-Holstein è sempre il piccolo allevatore che fa il cavallo di successo e i puledri che nascono nelle nostre fattorie sono figli di quegli stalloni e di quellefattrici capistipite.Possiamo anche dire che la politica di continuare ad allevare in rigorosa selezione anche nei momenti difficili, ha fatto sì che la cultura dell’allevamento non si interrompesse mai».

Il mestiere di allevatore è una vocazione?

«Allevare è un fatto di tradizione, quindi di mentalità ancor prima che di passione, ed è radicato nel nostro dna. Come l’arte in quello degli italiani. Insomma, alla fine il cavallo Holsteiner cresce bene per un complesso di fattori, non sarebbe lo stesso se fosse allevato altrove».